
Coordination between the alpine range regions
Attualmente gran parte del settore orientale delle Alpi è interessato dalla presenza di esemplari di Orso bruno. Si tratta di un numero limitato di animali (poche decine) che costituiscono il margine nord-occidentale della cospicua popolazione che si estende attraverso i complessi montuosi dinarico-balcanici, sino in Grecia.Quella che interessa l’Arco alpino orientale è un’unica popolazione, a bassa o bassissima densità, costituita probabilmente in prevalenza da esemplari di sesso maschile, originatasi a partire dalla seconda metà degli anni ’60 per naturale espansione della popolazione presente sul territorio Sloveno, in Italia ed in Austria. Tale presenza ha recentemente interessato anche la porzione orientale del Trentino, con almeno un individuo presente dal 1999 al 2002. Nel Trentino occidentale è invece presente una piccola popolazione costituita forse ancora da qualche esemplare autoctono e da una decina di animali, rilasciati nell’ambito del progetto Life Ursus tra il 1999 ed il 2002, condotto dal Parco Naturale Adamello Brenta in collaborazione con l’Amministrazione provinciale e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica; questo nuovo nucleo ha iniziato a riprodursi ed attualmente è stimato in una quindicina di animali. Le conoscenze relative all’attuale distribuzione degli orsi nel settore orientale delle Alpi ed i dati acquisiti durante il monitoraggio radio telemetrico degli esemplari rilasciati nel Trentino occidentale fanno ritenere possibili connessioni tra le due popolazioni.
Gli Stati dell’Unione Europea che ospitano popolazioni di orso bruno sono tenuti, ai sensi della direttiva “Habitat” 92/43/CEE a sorvegliarne lo stato di conservazione, promuovere la ricerca e lo scambio di informazioni per garantire un efficace coordinamento della ricerca ed incentivare la cooperazione transfrontaliera in materia. Inoltre la conservazione dell’Orso bruno, specie di interesse Comunitario, è di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e, coerentemente con il dettato delle disposizioni nazionali ed internazionali, delle Amministrazioni locali competenti in materia di gestione della fauna selvatica. Oggi la conservazione dell’Orso bruno sull’arco alpino non dipende solo da componenti strettamente ecologiche (condizioni ambientali) ma anche, forse soprattutto, dall’attitudine dell’uomo nei suoi confronti. Sono prioritari il monitoraggio della specie e l’attivazione di misure coordinate di prevenzione e mitigazione dei conflitti con le attività dell’uomo, tenendo conto delle peculiari situazioni normative e organizzative degli Enti, facendo tesoro delle esperienze finora maturate nelle realtà locali. In particolare le Regioni e le Province autonome svolgono un ruolo cardine nella gestione dell’Orso bruno nell'ambito dei territori di competenza, in quanto Enti in grado di coordinare le attività svolte dai vari soggetti, istituzionali e non, coinvolti nelle tematiche concernenti l’orso (Aree protette, Università, Associazioni ambientaliste e venatorie ecc…); si consideri a questo riguardo per esempio l’importante ruolo che in provincia di Trento riveste il Parco Naturale Adamello Brenta.
Sul versante italiano delle Alpi questa esigenza di coordinamento a livello di organizzazioni governative è stata evidenziata da tempo dalla Provincia Autonoma di Trento e condivisa dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio il quale, con nota di data 4 settembre 2003 ha affidato alla Provincia stessa l'organizzazione del coordinamento delle attività di conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi. Lo stesso Ministero ha indicato l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica quale Soggetto in grado di fornire supporto scientifico. In questo quadro il Ministero dell’Ambiente ha recentemente messo a punto, in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento, uno schema di protocollo di intesa che coinvolge la Provincia Autonoma di Trento, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Regione Veneto, la Provincia Autonoma di Bolzano, la Regione Lombardia e l’Isituto Nazionale per la Fauna Selvatica, proprio finalizzato alla gestione unitaria di questa importante presenza faunistica. Lo schema di protocollo è stato in seguito trasmesso dal Ministero dell’Ambiente alle amministrazioni locali (Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, Regione Veneto, Regione Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia Autonoma di Trento), invitando le stesse a voler ratificare il documento trasmettendone successivamente copia alla Provincia Autonoma di Trento. Il protocollo di intesa così ratificato dalle parti sarà infine adottato formalmente dal Ministero dell’Ambiente. In data 30 dicembre 2004 la Giunta Provinciale ha approvato formalmente il protocollo d’intesa (link sotto), delegando il Presidente alla sottoscrizione dello stesso. Nel frattempo il documento è già stato sottoscritto dall’Istituto Nazionale per le Fauna Selvatica, dalla Provincia Autonoma di Bolzano e dalla Regione Friuli Venezia Giulia, mentre le Regioni Veneto e Lombardia stanno predisponendo i relativi atti. Sono dunque gettate le basi per lavorare in modo coordinato e mirato sulla specie animale che forse più di ogni altra rappresenta il valore ambientale che ancora l’arco alpino conserva.